Cinque brani del Vangelo sono alla base delle cinque tappe del percorso formativo proposto con il Tema dell'anno dell'Associazione, sinteticamente rappresentate da cinque verbi:

  1. USCIRE per evangelizzare nel servizio e nell'incontro

    Quando viviamo protesi verso l’altro, attenti ad accoglierlo senza giudicarlo, addirittura nella prospettiva di essere arricchiti dall’incontro, con molta probabilità, potrebbe capitarci di sperimentare la logica evangelica della “porta stretta”, cioè la fatica e la delusione del dono, il dolore della gratuità… Ma ne vale la pena poiché, in cambio, ci è promessa la gioia e la piena realizzazione in Cristo.

  2. ANNUNCIARE la gioia del Regno con il Vangelo della Misericordia

    Il Vangelo di Matteo, che ci accompagna in questo anno, ci ricorda che il criterio di accesso alla misericordia di Dio è la conversione. E’ il fondamentale invito a lasciare il nostro egoismo per accogliere l'amore di Dio. Infatti, solo chi impara ad amare con il cuore di Dio può vincere il proprio egoismo. Per essere credibili nel gruppo come nella società e portare le insegne di Cristo Salvatore dobbiamo scrollarci di dosso il pensiero “a senso unico” per abbracciare l'amore di Dio, che ci insegna la solidarietà e ci dona la pace. Non c’è pace senza giustizia, e ogni discepolo del Regno che desidera portare le insegne di Cristo deve correre portando nel cuore il messaggio dell’apostolo Paolo: la libertà in Cristo vi farà veramente liberi."

  3. ABITARE per rimanere tra la gente, specialmente tra i poveri

    Cosa significa abitare? Abitare il mondo. Un “modo cristiano di abitare” significa dimorare nel mondo come in una casa piena di significati e di parole, di segni e di colori, di gesti e di silenzi, che chiedono di essere ricreati, per così dire abitati di nuovo, in maniera nuova. In questa trasformazione del mondo risuona per noi e per gli altri un appello a una risposta nuova, unica, singolare, che può suscitare una nuova esperienza del senso, un incontro inedito con l’altro e, soprattutto, un nuovo modo di accostarci a Dio. Quando Papa Francesco ci chiede di essere una “Chiesa in uscita” non ci sprona forse a un modo nuovo di essere credenti? Ad una assemblea dei Vescovi italiani, il Papa parlò dell’“eloquenza dei gesti” e disse: «Il vostro annuncio sia cadenzato sull’eloquenza dei gesti. Mi raccomando: l’eloquenza dei gesti (...) siate semplici nello stile di vita, distaccati, poveri e misericordiosi, per camminare spediti e non frapporre nulla tra voi e gli altri)» (66aAssemblea Generale, 19 maggio 2014).

  4. EDUCARE per essere una comunità educante al servizio della famiglia

    Ogni essere umano, specialmente nei primi anni della sua vita, è come un seme piantato nel terreno che ha bisogno di un competente ortolano che lo curi, lo faccia crescere, lo porti a diventare fecondo: questo è il ruolo degli educatori e della comunità, ma il primo e imprescindibile “ortolano” è la famiglia. Dice Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia: “L’educazione alla fede sa adattarsi a ciascun figlio, perché gli strumenti già imparati o le ricette a volte non funzionano”.

  5. TRASFIGURARE per valorizzare l’umano e vivere in pienezza la logica del Regno

    Sappiamo come il Figlio di Dio si sia trasfigurato nella carne davantiagli occhi di Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte Tabor. La carnetrasfigurata del Salvatore ci invita ad uscire dalla concezione mini-male che abbiamo della nostra esistenza e immergerci piuttostonella divinità di cui siamo impregnati, perché anche la nostra vita –spirito, anima e corpo – venga trasfigurata. L’uomo, di poco inferiorea un Dio, come ci ricorda il Salmo 8, attraverso la preghiera compiequesto esodo, si trasfigura, entra in relazione profonda con il suoSignore sull’esempio del Servo sofferente che, pregando nel Get-semani, si introduce pienamente nel nuovo Regno dei cieli.

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